Il termine plastica deriva dall’aggettivo greco “plastikè” o dal sostantivo “plastikòs”, che indica tutto ciò che ha proprietà di modellarsi, plasmarsi, trasformarsi. In effetti, la plastica ha dimostrato di avere una versatilità che è stata la chiave del suo successo rispetto ad altri materiali.

Per voi conierò un nuovo sostantivo, che, sono certo, purtroppo prima o poi entrerà a far parte del vocabolario della lingua italiana: la “plasticofobia”.

Premetto che il mio intento, non è di seminare il terrore ogni volta che berrete da una bottiglia di plastica o mangerete da un piatto monouso, ma deve essere uno strumento utile nella vita quotidiana affinché cerchiate di adottare comportamenti che riducano al minimo l’esposizione dalle sostanze contaminanti. Inoltre, credo che la conoscenza sia l’arma più potente che una persona abbia per difendersi da questo nemico invisibile.

La conoscenza non si può vendere, comprare, né tentare di strappare a una persona ed è alla base della coscienza individuale. Quindi la conoscenza nutre e rende più forte la nostra coscienza, quella vocina che ci accompagna fedele per tutta la nostra vita e ci apre nuove strade che neanche pensavamo che esistessero.

Le coscienze individuali consapevoli sono come gocce di rugiada in un deserto privo di vita ma se si moltiplicano, si espandono e si riproducono, possono trasformare quel deserto in un’oasi felice ricca di gioia e di vitalità.

Tante coscienze individuali messe insieme creano una coscienza collettiva che, forte della sua moltitudine e diversità, può tutto: rovesciare dittature, fermare guerre insensate, salvare il pianeta dalle nostre attività distruttive e preservare la nostra salute.

Un esempio banale, che mi capita di fare spesso, è questo. Se nessuno di noi consumatori fosse più disposto a bere il latte in bottiglie di plastica o in brik, l’industria sarebbe costretta ad adeguarsi, imbottigliando il latte in bottiglie di vetro, un materiale atossico e molto più nobile.

La speranza di tutti è che un giorno si possa trovare al supermercato il latte in vetro, oramai scomparso da qualche anno, perché la grande industria dell’imballaggio non trova più conveniente questo metodo di confezionamento.

In fondo, se il latte imbottigliato nella plastica è contaminato un po’ da sostanze pericolose per la salute è solo un dettaglio trascurabile che non interessa a nessuno, tanto meno al “dio Denaro”!

Insieme, possiamo trovare nella plasticofobia, non una paura atavica e distruttiva, ma un monito costruttivo e benefico, una barriera invisibile che diventerà un valido alleato per tentare di avere una vita più sana e longeva. Leggete con attenzione il libro “La dieta della Plastica” è capirete fino in fondo la gravità della condizione in cui viviamo e sarete anche in grado di difendervi da minacce che per voi ora sono invisibili. 

Dr Pasquale Cioffi

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