L’epoca odierna possiamo definirla senza ombra di dubbio come l’Età della Plastica.

Potremmo dire che l’Età della Plastica segue l’Età Contemporanea, dal 1815 fino all’invenzione del sacchetto di plastica, il simbolo della nuova epoca, attribuita all’ingegnere svedese Sten Gustaf Thulin, che depositò il brevetto nel 1965 per la compagnia Celloplast.

L’epoca in cui viviamo, infatti, sarà ricordata dai posteri come il periodo storico in cui gli individui mangiavano plastica e contaminanti vari ceduti dagli imballaggi.

Cuciniamo in tegami di plastica (stampi in silicone, carta da forno, pentole con strato antiaderente), ingrassiamo a causa della plastica (sostanze obesogene della plastica), respiriamo plastica (composti della combustione della plastica come le diossine o componenti volatili della plastica), indossiamo plastica (tessuti sintetici), dormiamo su materassi di plastica, viviamo in solidi edifici fatti di plastica, navighiamo con navi di plastica, voliamo con aerei di plastica, ci muoviamo con macchine di plastica, comunichiamo attraverso la plastica (reti, cavi, computer), vediamo attraverso lenti di plastica, i nostri figli giocano con giocattoli di plastica, facciamo l’amore con la plastica (sexy toys) e le parti anatomiche del nostro corpo vengono sostituite da protesi di plastica.

Ecco perché ci ammaliamo di malattie incurabili o gravemente invalidanti, pensiamo al figlio che non abbiamo mai avuto a causa dell’infertilità provocata dagli interferenti endocrini della plastica e, infine, accudiamo con tutto l’amore possibile il nostro unico figlio con gravi disturbi neurologici generati dall’esposizione agli interferenti endocrini della plastica

Insomma, la plastica è un male necessario ma comodo, è come un abito sartoriale fatto su misura che, piano piano, si restringe e ci stritola in una spirale mortale. Non mi sorprenderei, a questo punto, se presto ci facessero nascere in uteri di plastica! Stiamo assistendo alla plastificazione di tutto.

La plastica sta progressivamente sostituendo gli altri materiali in tutti i settori; ha creato un suo impero, che uccide tutte le forme di vita, compresa quella umana, dominando indiscussa su tutto e su tutti. La plastica ha creato dal nulla un suo Continente, il “Pacific Trash Vortex”, definito il Sesto Continente.

Si tratta di un’enorme discarica di plastica galleggiante, distinta in due isole, che si concentra nei pressi del Giappone e a ovest delle Hawaii, equivalenti a centomila tonnellate di ammasso di plastiche. Ha l’estensione del Canada e gli elementi del mare stanno polverizzando quest’ammasso in nanoparticelle.

Queste entrano nella catena alimentare, perché se ne nutrono molluschi, delfini, uccelli marini, tartarughe e, di conseguenza, anche noi umani. Basta mangiare cozze, vongole e ostriche per essere certi di aver ingerito microparticelle e nanoparticelle di plastica che trasportano il loro carico di veleni (il 4% circa è fatto di interferenti endocrini come gli ftalati e i bisfenoli).

A causa delle loro piccolissime dimensioni, esse vengono in parte assorbite dal tratto gastro-intestinale e non si sa ancora se, e dove, si accumulano e quali danni potrebbero provocare.

Nel 2016 l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha ammesso che non c’è una normativa che regolamenti la presenza di questi nuovi contaminanti sia nelle bevande che nei cibi ed è in attesa di nuovi studi che possano approfondire gli aspetti tossicologici e ambientali, in base ai quali si riserverà di adottare misure che possano tutelare la salute pubblica.

Intanto, le microplastiche e le nanoplastiche non aspettano! Esse sono entrate anche nel ciclo dell’acqua, poiché la loro componente volatile evapora con l’acqua dei mari, dei fiumi e dei laghi ed è trasportata dalle nubi; sotto forma di precipitazioni atmosferiche penetra negli strati più profondi del terreno e raggiunge le falde acquifere, da cui è captata insieme all’acqua potabile degli acquedotti pubblici e a quella imbottigliata. In uno studio internazionale, condotto da Orbs Media, che ha analizzato 259 campioni di acqua minerale imbottigliata di undici differenti brand, provenienti da quattordici Paesi, localizzati nei cinque continenti, sono state contate ben 325 microparticelle di plastica per litro d’acqua imbottigliata.

Oggi la normativa europea tutela il consumatore, obbligando il produttore a portare sul mercato alimenti che abbiano contaminanti che rientrino in valori limite considerati tollerabili, ma non tiene conto dell’effetto additivo, sinergico e moltiplicativo che differenti contaminati potrebbero avere sull’individuo che a sua volta, quotidianamente, è esposto a molteplici fonti, quali aria, acqua e cibo.

Per farvi comprendere meglio che cos’è l’effetto additivo di un contaminante, vi riporto l’esempio delle molteplici fonti di esposizione di un gruppo di veleni contenuti nella plastica, ormai ubiquitario, i cosiddetti i perfluorocarburi (PFOS, PFOA, PTFE). Essi sono:

  • rilasciati dalle pentole antiaderenti in pietra, magari perché durante la frittura di pesce abbiamo usato con troppa veemenza un mestolo di acciaio, che ha raschiato il fondo;
  • presenti nel pesce stesso, che è una delle principali fonti di esposizione per l’uomo a questo contaminante;
  • respirati e inalati come polveri sottili nelle nostre case blindate a prova di ladro, dove si accumulano intrappolati da porte e finestre performanti a prova di spifferi;
  • assorbiti per via transdermica, quando la nostra pelle entra in contatto diretto con le fodere del nostro divano, o del sedile dell’auto, oppure indossando scarpe o indumenti tecnici sportivi ad alta prestazione, tutti trattati con perfluorocarburi impermeabilizzanti.

In definitiva, le varie frazioni di perfluocarburi, singolarmente, sono al di sotto dei limiti di legge, ma, sommate, potrebbero superarlo e, quindi, rappresentare un grave rischio per la salute pubblica.

Questo aspetto lo ritengo un fattore chiave per comprendere come, oggi, la nostra salute sia messa in pericolo nonostante cerchiamo di condurre una vita regolare, attiva e con sane abitudini alimentari. Spesso le leggi non tengono conto che noi siamo degli esseri viventi, non oggetti inanimati o cose, per cui non può valere la regola del valore soglia per kg, litro o superficie di esposizione.

Noi ci muoviamo, interagiamo con l’ambiente circostante ogni secondo, ne siamo parte integrante, siamo in un continuo e inevitabile interscambio gassoso, materiale, spirituale con esso, un po’ come nel fantascientifico mondo del film “Avatar”. È doveroso rimodulare le nostre abitudini alimentari e il nostro stile di vita per ridurre e, addirittura, azzerare alcune importanti fonti d’inquinamento e fattori di rischio. Un’immagine che sa descrivere in maniera efficace la gravità di ogni fonte di esposizione è quella della “goccia che fa traboccare il vaso”.

Sicuramente non possiamo evitare di respirare l’aria inquinata della nostra città, a meno che non ci trasferiamo tra i ghiacciai del Polo Nord, ma possiamo scegliere di non usare le pentole antiaderenti in perfluorocarburi, proprio per non rischiare di beccarci quella famosa goccia che farà traboccare irrimediabilmente il nostro “vaso-salute”. Quindi ogni goccia è importante tanto quanto il vaso stesso, cioè da ogni fonte di esposizione può dipendere il nostro stato di salute.

Un discorso a parte andrebbe fatto per la presenza simultanea di più contaminanti che, separatamente, potrebbero essere nei limiti di legge ma che, insieme, potrebbero generare un cosiddetto “sinergismo d’azione negativo”, ossia moltiplicare la loro tossicità.

Quest’area è ancora del tutto inesplorata dalla Scienza (e di conseguenza anche i legislatori non hanno dei punti di riferimento forti per legiferare in materia), a causa delle innumerevoli variabili in gioco e della complessità dei modelli di studio da adottare per simulare almeno le interazioni più frequenti e pericolose per la salute umana. Per un qualsiasi professionista della salute, le interazioni negative tra sostanze sono un fenomeno reale, scontato, certo.

Nel mondo della farmacologia, le interazioni pericolose conosciute, farmaco-farmaco o farmaco-alimento, che potrebbero arrecare danni irreversibili o addirittura portare alla morte, sono migliaia. Per esempio, il succo di pompelmo contiene un potentissimo inibitore del più importante sistema enzimatico che, a livello epatico, metabolizza e quindi inattiva i farmaci. Ciò significa che, se un paziente assume regolarmente un farmaco anticoagulante per anni e comincia a bere succo di pompelmo, nell’arco di pochi giorni rischierà di andare incontro a pericolosissimi fenomeni emorragici, perché l’anticoagulante, non essendo più inattivato dal fegato, si accumulerà pericolosamente fino a raggiungere dosi letali.

Tutto questo non deve intimorirci!

Non dobbiamo vivere con l’ossessione o la paura di ammalarci ma, al contrario, dobbiamo essere consapevoli del bene prezioso che abbiamo avuto in dono da Madre Natura e, quindi, rispettare fino in fondo questo bene: la vita non ha prezzo, non si può vendere, né si può comprare, ma solo salvaguardare.

La nuova frontiera della rieducazione alimentare descritta nel mio manoscritto ” La Dieta della Plastica” vi renderà più forti nelle scelte della vita di tutti i giorni.

Se vogliamo cambiare il mondo in meglio, tutti insieme, dobbiamo essere consapevoli che noi siamo il mondo, noi siamo il mercato e noi, con le nostre scelte quotidiane, decidiamo il mercato e il mondo in cui viviamo!

Sono certo che quando finirete di leggere questo libro, vedrete il mondo con occhi diversi e prenderete coscienza che la prossima guerra da combattere sarà quella contro la plastica. Inoltre, credo che per salvare noi e il nostro pianeta questa guerra dobbiamo affrontarla fin da subito e in questo libro spiegherò come si può fare!

Dr Pasquale Cioffi

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