Ha fatto molto scalpore sui mass-media e sui social network la posizione che l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha assunto, nel maggio del 2016, in merito ai contaminanti da processo degli oli e dei grassi vegetali raffinati (soprattutto quelli dell’olio di palma), contenuti in tutti i prodotti finiti come merendine, dolci, e altri prodotti da forno. Infatti, le alte temperature (superiori a 200°C) a cui sono sottoposti gli oli vegetali per raffinarli, inducono la formazione di due contaminanti molto pericolosi per la salute umana: i glicidil esteri degli acidi grassi (GE) e il 3-monocloropropandiolo (2-MCPD) e i relativi esteri. I GE, una volta ingeriti, vengono trasformati da enzimi digestivi (esterasi) in componenti più semplici, come il glicidolo, e in acidi grassi, che vengono poi assorbiti ed entrano in circolo nell’organismo. In particolare, tra questi, il glicidolo è risultato genotossico e cancerogeno. Nonostante le contromisure nella filiera di produzione adottate dai produttori di olio di palma raffinato, che hanno portato mediamente al dimezzamento dei livelli di GE nel prodotto finito in cinque anni (dal 2010 al 2015), gli esperti dell’EFSA hanno individuato nei lattanti che consumano esclusivamente latte artificiale, la cui componente grassa è costituita da oli e grassi raffinati (olio di palma), una popolazione particolarmente a rischio in quanto l’esposizione ai GE è risultata dieci volte maggiore rispetto al livello considerato a basso rischio per la salute pubblica.

L’altro contaminante, il 3-MCPD, viene sottoposto a un esteso metabolismo ossidativo in aldeidi e acidi derivati, che inibiscono gli enzimi glicolitici (esaurimento delle scorte energetiche derivate dalla via glicolitica) e causano un elevato stress ossidativo a carico dei reni (iperplasia tubulare) e del sistema riproduttivo maschile (riduzione della motilità degli spermatozoi), per cui è stata fissata una dose tollerabile giornaliera (TDG) di 2 microgrammi nel 2017 (EFSA Journal 2018;16(1):5083. Anche per questo contaminante, la popolazione più a rischio è risultata essere quella dei lattanti, che vengono alimentati esclusivamente con latte artificiale contenente olio di palma raffinato.

Mi chiedo se su questo tema si sarebbe potuta allertare prima l’opinione pubblica e magari salvaguardare la salute dei nostri bambini, dato che il problema legato ai contaminanti dell’olio di palma raffinato rimbalzava come una pallina da ping-pong sui tavoli tecnici anni e anni prima!

La notizia della posizione dell’EFSA sulla potenziale tossicità dell’olio di palma raffinato ha fatto, in breve tempo, il giro del mondo sui mass-media e sui social-network Quasi tutti i produttori, che fino al giorno prima vendevano prodotti finiti contenenti olio di palma raffinato, lo hanno sostituito con olio di oliva o olio di semi di mais o girasole e hanno riportato in bella vista sulla confezione la dicitura “senza olio di palma”.

Come vedete, la rivoluzione alimentare si può fare e questo caso è l’emblema di come noi, che siamo i consumatori, comprando con le nostre scelte consapevoli di tutti i giorni i prodotti giusti sugli scaffali dei supermercati, decidiamo, quindi, che cosa deve essere commercializzato, cosa deve contenere il prodotto e come esso deve essere concepito per la tutela della salute pubblica. Basta poco e non c’è bisogno di “scendere in piazza “o “inneggiare alla guerra santa” per ottenere il risultato che tutti ci auguriamo!

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Dr Pasquale Cioffi

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