L’impatto delle microplastiche e delle nanoplastiche a livello globale per tutti gli ecosistemi acquatici è impressionante e la loro presenza è stata rilevata anche nelle acque minerali che in quelle di rubinetto.

In un precedente articolo  abbiamo già trattato del problema reale della contaminazione del ciclo dell’acqua da parte di microplastiche e nanoplastiche.

 

Ma andiamo per ordine…

 

La produzione di plastica a livello globale è passata da un milione di tonnellate nel 1945 a più di 300 milioni di tonnellate nel 2014 e il trend è in crescita.

Più di 8 milioni di tonnellate di oggetti in plastica, per lo più usa-e-getta, vanno a finire negli oceani.

Altre fonti di microplastiche e nanoplastiche sono:

  • gli pneumatici delle auto, che vanno incontro ad un processo abrasivo rotolando sull’asfalto,

  • le vernici acriliche delle pareti delle nostre case e delle imbarcazioni, che costituiscono il 10% delle plastiche negli oceani,

  • i tessuti sintetici (tende, tappeti, indumenti), che ad ogni lavaggio liberano centinaia di migliaia di fibre nella rete fognaria.

Microplastiche sono state trovate dal gruppo del prof. Sighicelli nei laghi subalpini di Iseo, di Garda e lago di Como.

Ora la comunità scientifica ha rivolto la sua attenzione all’acqua minerale imbottigliata e di rubinetto, dove già numerosi studi hanno confermato la presenza di microplastiche e nanoplastiche, ma è ancora poco chiara la fonte di contaminazione tra le tre possibili:

  1. falda acquifera,
  2. metodologia di estrazione e di imbottigliamento
  3.  contenitore in plastica.

La questione potrebbe sembrare uno sterile rebus scientifico, che poco interessa al cittadino comune ma, in realtà, se fossero contaminate le falde acquifere, ci troveremmo di fronte ad un grave problema di sanitario globale, che impatta e impatterà sulla nostra salute.

In uno studio tedesco, pubblicato a novembre 2017, sono state analizzate 34 bottiglie di acqua minerale in vetro, in plastica e nei brik. Quasi tutte le bottiglie contenevano microplastiche,  avevano un diametro compreso tra 5 e 20 micron, diametro tanto piccolo che solo la tecnica analitica (spettrometria Raman) utilizzata per la prima volta da questi studiosi, ha permesso di individuarli.

Quasi tutte le microplastiche (80%) erano costituite da PET, il materiale che costituisce la bottiglia e la restante parte da PE (polietilene)di cui, in genere, è fatto il tappo. Gli studiosi avevano concluso che le microplastiche, probabilmente, derivavano dal materiale plastico dell’imballaggio e dal tappo.

Nel mese scorso è stato pubblicato l’ultimo studio del dipartimento di Chimica dell’Università di New York di cui è possibile scaricare gratuitamente il lavoro a questo link.

Per la prima volta è stata utilizzata una tecnica, che prevede l’uso di un colorante fluorescente, il rosso Nilo, che si assorbe selettivamente sulle particelle di plastica: sono state analizzate 259 bottiglie di acqua minerale di 11 differenti brand, sia in plastica che in vetro, prelevate da 19 differenti Nazioni (Cina, Brasile, Germania, ecc).

Sono state ritrovate microplastiche nel 93% dei campioni.

Sono stati contati in media 325 microplastiche per litro, la maggior parte erano fibre e non frammenti irregolari e costituiti prevalentemente da polipropilene, il materiale tipico dei tappi di plastica.

Il 4% delle microplastiche erano contaminate da oli lubrificanti industriali e questo dato rafforza l’ipotesi che anche il metodo di captazione dell’acqua dai pozzi e/o di imbottigliamento rilascia particelle contaminanti potenziamente pericolose per la salute.

E’ interessante focalizzare l’attenzione su analisi effettuate su un brand (Gerolsteiner), che nello studio aveva sia bottiglie in vetro che in plastica contaminate da microplastiche.

Entrambe le tipologie di bottiglia (vetro e plastica) vengono estratte dalla stessa falda acquifera ma, mentre nella confezione in vetro c’erano 204 microplastiche per litro, in quella in plastica la concentrazione aumentava di ben 7 volte.

Secondo gli autori questa potrebbe essere la prova che anche la falda acquifera potrebbe essere contaminata, anche se la confezione in plastica rappresenta la principale fonte di contaminazione da microplastiche e nanoplastiche nelle acque imbottigliate.

E’ inoltre confermato anche da questo studio che la maggior parte (>90%) delle particelle di plastica sono di piccolissime dimensioni, inferiori a 100 micron, che sono quelle più pericolose per la nostra salute perché potrebbero, anche se in minima parte, essere assorbite dal tratto gastro-intestinale.

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Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

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