Nell’ambiente sono oramai ubiquitari molti tipi di contaminanti come le microplastiche e i metalli pesanti.

Essendo presenti insieme nei fiumi, nei mari, nelle falde acquifere, nell’aria e nel suolo vengono definiti dalla Scienza come “cocktail tossici”.

Potrebbero insieme avere una qualche sinergia e, di fatto, potenziare reciprocamente la loro tossicità?

Un primo studio ha verificato la capacità delle cinque più diffuse tipologie di plastica (PET, HDPE, PVC, LDPE, PP) di assorbire metalli pesanti in condizioni ambientali reali (immerse nel mare della Baia di San Diego) per un anno.

E’ stato osservato (link dello studio) che tutti i materiali assorbono in uguale misura vari metalli (piombo, cromo, cadmio, ecc.).

Gli studiosi hanno ipotizzato, inoltre, che ad assorbire in maniera significativa i metalli non è tanto la plastica ma il biofilm organico che si forma intorno alle particelle che, accrescendosi nel corso dei mesi, ingloba progressivamente maggiori quantità di metalli.

Barboza è andato a investigare, per la prima volta, l’effetto additivo o potenziato in presenza dei metalli pesanti molto diffusi nell’ambiente marino come il Mercurio.

Sono sufficienti 96 ore di esposizione per far registrare neurotossicità e alterazioni del metabolismo energetico nei gruppi di spigole trattate con microplastiche e mercurio da soli.

La cosa più preoccupante è che la concentrazione del metallo pesante nei muscoli del pesce, che noi abitualmente mangiamo, è aumentata significativamente in presenza di microplastiche.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare del 2016 aveva segnalato come preoccupante esclusivamente il consumo frequente dei frutti di mare.

Essi rappresentano un rischio potenziale in quanto vengono mangiati dall’uomo senza essere eviscerati.

Per cui si presuppone che il tubo digerente dei molluschi, ingerendo microplastiche e nanoplastiche, funga da serbatoio di tali contaminanti.

Ma questo dogma decade se si considera che nei pesci come le spigole, le microplastiche possono indurre il bioaccumulo di metalli pesanti in altri tessuti come i muscoli, tali da rappresentare un pericolo potenziale per la salute umana.

Lo studio di Barboza dimostra come le microplastiche sono purtroppo in grado di influenzare anche l’assorbimento di altri inquinanti ambientali persistenti!

Lo studio di questi cocktail pericolosi, normalmente presenti nell’ecosistema è ancora tutto da studiare.

 

Purtroppo siamo ancora ai primi studi riguardanti la comprensione più approfondita dei complessi meccanismi di interazione tra i vari contaminanti e le loro conseguenze sulla nostra salute.

Sicuramente dobbiamo cambiare in fretta le nostre cattive abitudini e ridurre l’impatto sull’ambiente delle nostre attività, se vogliamo regalare ai nostri figli un futuro migliore!

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Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

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