Per molti di voi questa notizia può sembrare Fantascienza, ma non è cosi!

E’ stato ampiamente dimostrato dalla scienza che microplastiche e nanoplastiche sono oramai ubiquitarie negli ecosistemi acquatici.

E’ altresì descritto come le microplastiche e le nanoplastiche entrano nella nostra catena alimentare.

 La notizia di oggi è pubblicata sulle riviste scientifiche più importanti e accreditate del mondo: la zanzara è un vettore potenziale di microplastiche e nanoplastiche, che assimila dall’ecosistema acquatico durante lo stadio di vita larvale

 Lo studio del gruppo britannico, capitanato dalla d.ssa Amanda Callaghan, ha dimostrato per la prima volta, che microplastiche e nanoplastiche sono in grado di passare da un ecosistema ad un altro e cioè da quello acquatico a quello terrestre od aereo, sfruttando come vettori, vari tipi di insetti che passano il loro primo stadio di vita (larva o pupa) nell’ambiente acquatico e sviluppandosi, nello stadio più maturo, in un insetto volatile.

Il gruppo di ricerca ha fatto sviluppare le larve di zanzara in laboratorio facendole crescere in un ambiente acquatico contaminato da microplastiche di polistirene fluorescente di due differenti diametri, di 2 e di 15 micrometri, per verificare se fosse possibile l’ingestione di queste microplastiche dalle larve e che influenza avessero le dimensioni delle microplastiche in relazione all’assorbimento e alla distribuzione delle stesse nei vari tessuti e organi dell’insetto.

I risultati, testimonati da tanto di foto fluorescenti, dimostrano che le particelle più piccole (2 micrometri) sono ingerite delle larve in quantità molto maggiore delle microplastiche di diametro maggiore (15 micrometri) e si accumulano in maniera predominante a livello renale (corpuscolo renale di Malpighi).

Questo studio scientifico è molto importante perché dimostra che le microplastiche e le nanoplastiche, sono in grado di raggiungere qualsiasi forma di vita, anche se non a diretto contatto con l’ecosistema inquinato, perché le zanzare contaminate sono predate da libellule, ragni o da varie specie di volatili  (pipistrelli, rondini), risalendo così la catena alimentare fino a noi.

Inoltre questo studio consolida l’ipotesi, oramai accreditata, che soprattutto le nanoplastiche per le loro piccole dimensioni, sono in grado di essere assorbite dal tratto gastro-intestinale e di accumularsi pericolosamente in organi e tessuti.

Ricordiamo che le fonti primarie di microplastiche e nanoplastiche, cioè fonti che rilasciano le particelle già di dimensioni assimilabili dalle specie viventi sono:

  • gli pneumatici delle auto, che liberano 10 grammi di microplastiche ogni 100 km;
  • i tessuti sintetici (tende, tappeti, abiti, ecc), che liberano microplastiche nell’ambiente domestico;
  • le lavatrici, che liberano migliaia di microfibre di plastica ad ogni lavaggio;
  • le vernici acriliche, che abbiamo utilizzato per imbiancare le pareti delle nostre case, per la segnaletica stradale e per le imbarcazioni.

Mentre le fonti secondarie sono tutti i mono-uso di plastica, che vengono incivilmente abbandonati nell’ambiente e vanno incontro ad un lento processo di frammentazione che porta alla formazione di microplastiche e nanoplastiche.

Quest’ultimo processo, dimostrato da un recentissimo studio scientifico australiano, è però fortemente accellerato dall’azione degli “Spazzini del mare”, piccoli gamberetti appartenenti alla famiglia dello zooplancton, che sono in grado di accellerare il processo di frammentazione delle plastiche.

Purtroppo è ancora poco studiata l’interazione di questi nuovi contaminanti con le funzioni del nostro organismo, ma essi potrebbero rappresentare una grave minaccia perchè sono in grado di trasportare con sè additivi plasticizzanti detti interferenti endocrini, come bisfenoli e ftalati, particolarmente pericolosi per la nostra salute!

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Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

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