Il processo di degradazione foto-ossidativa delle plastiche disperse nell’ambiente libera due gas organici, il metano e l’etilene.

Il metano è il principale fautore dell’effetto serra, perchè nell’atmosfera intrappola il calore con un’efficienza che è 23 volte maggiore di quella dell’anidride carbonica, mentre l’etilene si degrada in monossido di carbonio.

Nello studio di Royer (scarica qui gratuitamente la pubblicazione) tutti i tipi di plastica analizzati (polietilene, polipropilene, polietilentereftalato, ecc) hanno emesso metano ed etilene quando sono stati esposti alle radiazioni solari.

La plastica che, però,  sprigiona maggiori quantità di gas è risultato il polietilene a bassa densità (LDPE) probabilmente a causa della sua struttura molecolare, che lo espone maggiormente all’azione dei raggi solari.

Inoltre la quantità di gas emesso aumenta con il tempo di esposizione probabilmente perché si formano micro-fissurazioni di superficie, che incrementano ulteriormente la superficie di esposizione alla luce.

Poiché nello studio è stato valutato anche il comportamento delle plastiche usurate dal tempo e non solo quelle vergini, è molto probabile che l’emissione di gas organici continua per tutto il ciclo di vita della plastica, anche di quella usurata.

Le plastiche che hanno un più basso grado di emissioni gassose presentano una maggiore percentuale di additivi plasticizzanti, che probabilmente rallentano la degradazione foto-ossidativa degli agenti atmosferici .

Si consideri che il processo di frammentazione delle macro-plastiche in microplastiche porta ad un ulteriore aumento della superficie di esposizione ai raggi solari e quindi ad un ulteriore aumento delle emissioni.

Poiché il polietilene è la plastica più prodotta a livello globale, è anche quella più presente nell’ambiente come materiale inquinante e purtroppo è anche la plastica che, più delle altre, emette gas nocivi per l’ambiente come metano ed etilene.

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Dr Pasquale Cioffi

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