Le microplastiche e le nanoplastiche vengono liberate dalla degradazione delle plastiche sottoposte agli agenti atmosferici come pioggia, salinità dell’acqua di mare, raggi UV, ecc.

Una volta disperse nell’ambiente, sono in grado di assorbire,come se fossero delle spugne, i cosiddetti inquinanti ambientali persistenti.

 

Infatti questi contaminanti persistenti sono oramai ubiquitari e sono rappresentati dalla famiglia degli idrocarburi pesanti (derivati del petrolio), dalle diossine (i prodotti di combustione delle plastiche), dai ritardanti di fiamma cancerogeni, attualmente banditi ma utilizzati per anni per rendere ignifughe le plastiche, dai perfluorati come i PFAS, utilizzati come impermeabilizzanti e dagli insetticidi come il tristemente famoso DDT.

Gli scienziati concordano sul fatto che le microplastiche sono  poco efficienti nel rilasciare gli inquinanti ambientali durante il transito intestinale, perchè essi ipotizzano che tutte le microplastiche vengano espulse per defecazione e non vengano assorbite in elevate quantità (articolo di approfondimento).

Purtroppo se questa ipotesi è realistica per la maggior parte delle microplastiche, cioè i frammenti di grandi dimensioni, la situazione si ribalta completamente se ci troviamo ad analizzare il comportamento dei frammenti più piccoli detti nanoplastiche.

Esse, una volta ingerite, sono in grado di superare la barriera intestinale e di traslocare in organi e tessuti (articolo di approfondimento).

Per esempio le larve di zanzare sono in grado di accumulare a livello renale nanoplastiche in maniera preoccupante (link di approdonfimento).

Le nanoplastiche hanno una superficie di esposizione maggiore rispetto alle microplastiche e quindi hanno maggiore capacità di assorbire più contaminanti ambientali.

A tal proposito è stato dimostrato (link dello studio), come le nanoplastiche di polistirolo, siano in grado di assorbire gli inquinanti ambientali persistenti, come i ritardanti di fiamma ubiquitari, più del doppio delle corrispettive microplastiche!

In un altro esperimento è stato dimostrato che le nanoplastiche, trasportando su di sè idrocarburi pesanti assorbiti nell’ambiente circostante, sono stati in grado di accumularli nei piccolo crostacei e di potenziarne l’effetto tossico!

Le nanoplastiche sono in grado di sequestrare dall’ambiente ingenti quantità di contaminanti ambientali, salvandoli dalla degradazione enzimatica e di veicolarli, in un secondo momento attraverso l’ingestione, negli animali esposti, aumentandone il bioaccumulo e l’effetto tossicologico.

Abbiamo già approfondito un aspetto dell’effetto cocktail a cui sono sottoposti i nostri figli quotidianamente in questo articolo (link)!

Se vuoi essere informato su queste problematiche emergenti, iscriviti gratuitamente alla newsletter, e scarica gratuitamente la guida all’acquisto, alla manutenzione e all’uso delle pentole e le relative fonti di esposizione da interferenti endocrini e metalli pesanti. Clikka qui ora e iscriviti gratis!!

Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

 

Share This