Le microplastiche e le nanoplastiche possono essere ingerite da molte specie di invertebrati marini che, a loro volta, fungono da nutrimento per specie più grandi e così risalgono la catena alimentare; un esempio è dato dalle cozze, che accumulano microplastiche e dagli uomini, che si nutrono, a loro volta, dei molluschi contaminati.

La frazione di microparticelle che non viene assorbita dal tratto gastro-intestinale dei pesci marini, viene eliminata per defecazione e tende ad accumularsi nei sedimenti dei fondali oceanici.

In questi ambienti, apparentemente inospitali, le microparticelle possono rientrare nella catena alimentare andando a insidiare l’ecosistema delle specie bentoniche, che se ne possono nutrire direttamente, oppure, a causa della loro ricerca ininterrotta di nutrimento nei sedimenti, le microparticelle vengono rimesse in sospensione e trasportate dalle correnti marine, ovunque, insidiando altri ecosistemi come le barriere coralline.

Anche alimenti di origine non marina potrebbero essere contaminati dalle microplastiche marine in maniera diretta o indiretta. È il caso degli allevamenti di polli e di suini, che vengono diffusamente alimentati da farine di pesce contaminate, oppure nel sale da cucina e addirittura nel miele.

Nel 2016, su richiesta della Germania, l’EFSA  (Autorità Europea della Sicurezza Alimentare) ha espresso un parere tecnico sulla presenza delle microplastiche e delle nanoplastiche nei prodotti alimentari e, in particolare, nei frutti di mare.

L’EFSA ha ammesso che non c’è una normativa che regolamenti la presenza di questi nuovi contaminanti nelle bevande e nei cibi. Inoltre, le microplastiche possono contenere fino a un 4% di additivi (di cui la metà sono rappresentati da plasticizzanti come gli ftalati e i bisfenoli), oppure possono assorbire contaminanti di vario genere, come i metalli pesanti.

I frutti di mare sembrano rappresentare un’importante fonte di esposizione per la nostra alimentazione, perché essi accumulano modeste quantità di plastica lungo il loro tratto digerente, che noi mangiamo insieme a tutto il resto del mollusco, a differenza di altre specie di pesce, che vengono regolarmente eviscerate prima di essere mangiate.

Le microplastiche più piccole di 150 micrometri, che rappresentano in genere una piccola frazione pari allo 0,3% sul totale delle microplastiche, potrebbero essere assorbite dal nostro intestino, ma sono necessari ulteriori studi per approfondire aspetti tossicocinetici.

Le nanoplastiche, che hanno un diametro tra 0,1-0,01 micron, per le loro dimensioni ancora più piccole, potrebbero essere assorbite dal tratto gastro-intestinale in percentuale maggiore rispetto alle microplastiche, ma non sono noti i meccanismi di metabolizzazione, accumulo ed escrezione a cui potrebbero essere sottoposti.

L’EFSA conclude con un nulla di fatto, adducendo che sono troppo limitate le informazioni attuali per dare un parere sul profilo tossicologico e sui rischi legati all’esposizione di questi nuovi contaminanti per la salute umana.

Molti studiosi, invece, pensano che soprattutto le nanoplastiche rappresentano una grave minaccia per la nostra salute perché esse sembrano in grado di attraversare qualsiasi barriera, come la placenta a protezione del feto, la barriera emato-encefalica a protezione del cervello, la membrana nucleare a difesa del DNA.

Anche solo la presenza di un’unica nanoplastica in prossimità del DNA, in corso di replicazione, potrebbe creare gravi anomalie nei meccanismi di duplicazione dei geni e, quindi, indurre mutazioni patologiche, perché semplicemente urta, come una pallina da ping-pong, contro un sistema enzimatico che scorre lungo il filamento di DNA o ostacola, per il suo ingombro sterico, il normale srotolamento del DNA.

Ancora poco conosciute sono le possibili interazioni che le nanoparticelle potrebbero avere con i componenti del sangue: anomalie del meccanismo di coagulazione del sangue potrebbero favorire l’insorgenza di trombi all’interno delle coronarie, con conseguente infarto del miocardio o, al livello dei vasi cerebrali, con conseguente ictus ischemico.

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Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

 

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