Abbiamo già affrontato il problema delle plastiche, microplastiche e nanoplastiche presenti in alimenti (link) e bevande (link).

Questa volta parliamo di ftalati, che vengono utilizzati come additivi plasticizzanti nella produzione di quasi tutti i tipi di plastica, per aumentare la loro flessibilità ed elasticità.

Infatti nuove importanti SCOPERTE SCIENTIFICHE sono state fatte a riguardo PER LA TUTELA DELLA SALUTE DEI NOSTRI FIGLI…ma andiamo per ordine!

Gli ftalati sono classificati come “Interferenti Endocrini”, perché sono in grado di interferire e di alterare i delicati equilibri endocrini sia nei maschili che femminili. Questi interferenti endocrini rappresentano una minaccia soprattutto per neonati e bambini, perchè questi hanno un sistema di neutralizzazione delle tossine a livello epatico meno efficiente degli adulti e anche un sistema di escrezione renale meno efficiente. 

Studi hanno dimostrato che l’esposizione già in fase prenatale a  ftalati e bisfenoli, anch’essi utilizzati come additivi plasticizzanti nelle plastiche, possono causare infertilità sia maschile che femminile, alterazioni del ciclo mestruale, sindrome dell’ovaio policistico, endometriosi e altri disordini dell’apparato riproduttivo.

Bisogna inoltre considerare che microplastiche e nanoplastiche, che hanno invaso tutti gli ecosistemi del pianeta, contengono in media il 4% di interferenti endocrini nella loro matrice e sono in grado di rilasciarli a contatto con i succhi gastrici o in altro modo.

Recenti studi hanno dimostrato anche effetti genotossici a carico degli ovociti e spermatozoi su modelli animali, trasmissibili fino alla terza generazione.

Inoltre i bisfenoli hanno dimostrato su donne gravide, esposte a elevati livelli in ambiente di lavoro, una maggiore incidenza di nascituri sottopeso e con la distanza ano-genitale più ridotta nei neonati di sesso maschile.

Sono stati da poco pubblicati i risultati dello Studio NHANES 2003-2014, che ha messo in correlazione la concentrazione urinaria di ftalati e due gruppi di circa 4000 individui in età scolare distinti per età, dai 6 agli 11 anni e dai 12 ai 19 anni.

Il gruppo di studiosi ha misurato maggiori concentrazioni, statisticamente significative, di ftalati nei bambini, che pranzavano a scuola rispetto a quelli che invece facevano pranzo a casa.

Questo articolo dimostra ancora una volta che utilizzare cibi preparati, confezionati e conservati in contenitori di plastica,  oltre a piatti, forchette, bicchieri monouso, tipici della mense scolastiche, espone i bambini ad un ulteriore importante (e oserei dire gratuito) rischio di esposizione a potenti interferenti endocrini come gli ftalati.

E’ oramai noto da qualche anno che il profilo tossicologico di queste molecole è in qualche modo sottostimato dalla Scienza, dalle Autorità Sanitarie e quelle competenti in materia di sicurezza alimentare, perché i classici studi tossicologici, che sono i cosiddetti “dose-risposta”, dove c’è una corrispondenza lineare tra incremento della dose di esposizione ed insorgenza dell’effetto, non sono in grado di riprodurre il modello reale:

noi tutti siamo sottoposti, quotidianamente, a fonti multiple di interferenti endocrini (acqua in bottiglia di plastica, posate monouso, alimenti confezionati in plastica), che, in alcuni casi, anche a dosi al di sotto dei valori soglia (NOEL, No Observed Effect Level) possono scatenare l’evento avverso.

Infatti sostanze chimicamente differenti ma che hanno lo stesso organo bersaglio, lo stesso recettore, lo stesso meccanismo d’azione possono produrre un effetto tossico “ADDITIVO”, superando di fatto il concetto semplicistico del valore soglia (NOEL).

Inoltre in alcuni casi è stato dimostrato che associazioni di due o più sostanze tossiche possono avere eventi avversi a basse dosi non correlabili in alcun modo con altro tipo di eventi avversi a dosi più elevate, perché non sempre c’è una relazione lineare tra tossicità ed esposizione.

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Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

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