Abbiamo già affrontato il problema ambientale  delle microplastiche e delle nanoplastiche e la minaccia che rappresentano per la nostra salute in questo articolo (link).

Un singolo capo di abbigliamento sintetico rilascia fino a 1900 fibre di plastica in un solo lavaggio.

Questo è il motivo per cui le lavatrici impattano in maniera significativa sull’ambiente e indirettamente sulla nostra salute, andando a produrre migliaia di microfibre, che vanno a finire nelle reti fognarie e si depositano nei fanghi degli impianti municipali di depurazione, per poi essere utilizzati come fertilizzanti agricoli.

Sappiamo che, oggi, sarebbe improponibile abolire l’uso delle lavatrici e riutilizzare i vecchi lavatoi pubblici che, nei piccoli villaggi, fino all’avvento della lavatrice, erano comunque un luogo di aggregazione sociale per le donne incaricate a lavare la biancheria sporca di tutta la famiglia.

Oggi, in una singola giornata, usiamo il pigiama, gli indumenti da lavoro, quelli per la palestra e poi, magari, altri ancora per una serata romantica e poi, infine, di nuovo il pigiama.

Tutti questi indumenti vanno quasi sempre lavati a ogni singolo utilizzo, per cui le nostre donne, già oberate dal lavoro e dagli impegni domestici (o anche gli stessi uomini a seconda dell’organizzazione familiare), vedono nelle lavatrici un alleato insostituibile.

Nonostante ciò, si possono però eliminare le microfibre di plastica in due modi:

  • Sostituendo i capi sintetici con quelli in fibra naturale (cotone, lino, lana,), avremo a fine lavaggio, nelle acque di scarico, delle microfibre biodegradabili che non impattano sull’ecosistema.
  • Applicando ai tubi di scarico delle lavatrici dei filtri facilmente installabili, che sono in grado di catturare anche le microplastiche più piccole ed evitando, in questo modo, anche di intasare la rete fognaria. Purtroppo, questi filtri coperti da brevetti internazionali, attualmente disponibili in Italia solo sul mercato on line, risultano un po’ ingombranti perché hanno dimensioni paragonabili a una bottiglia di plastica da un litro e hanno ancora un prezzo elevato (costano intorno ai 130 euro cadauno, escluse le spese di spedizione.

Sarebbe auspicabile che le grosse aziende di elettrodomestici progettassero le nuove lavatrici includendo, nel corpo-macchina, il filtro di scarico specifico per le microplastiche e sviluppassero dei filtri esterni con attacco universale, da installare nelle lavatrici ancora in uso, di dimensioni minori e con prezzi più bassi o calmierati.

Personalmente mi spingerei oltre:  metterei al bando le lavatrici senza filtro in uscita e promuoverei una campagna di rottamazione delle vecchie lavatrici, sostenuta da eco-bonus o da incentivi statali, per la loro sostituzione con modelli nuovi o per l’acquisto dei filtri per le lavatrici dei vecchi modelli ancora da rottamare.

Se vuoi scoprire di più sugli elettrodomestici nocivi secondo le nuove evidenze scientifiche, leggi altri articoli del blog, oppure iscriviti gratuitamente alla newsletter.

Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica”

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