Le cicche di sigaretta sono i contaminanti più presenti per numero di pezzi nell’ambiente tra quelli fatti di materiale plastico, scarica gratuitamente l’articolo a questo link.

Si consideri che passano attraverso il filtro più di 4000 differenti composti chimici, tra cui molte sostanze tossiche (idrocarburi policiclici aromatici, acetaldeide, acido cianidrico, cadmio, arsenico, ecc.), che in parte vengono inalati dal fumatore e in parte vengono trattenuti dal filtro stesso.

A prima vista il filtro sembra compatto e spugnoso al tatto, ma se lo si apre, ci si rende conto che esso è formato di sottilissime fibre di acetato di cellulosa, una sostanza semisintetica, comunemente utilizzata per le pellicole fotografiche, tenute insieme dal glicerolo triacetato, un collante sintetico.

Al filtro spesso viene aggiunta polvere micronizzata di carbone attivo, oltre al particolato sottile (< 0,1 micron) prodotto dalla combustione stessa, che assorbe in maniera efficiente tutta una serie di sostanze nocive sviluppate dalla combustione, riducendo l’esposizione dei fumatori a questi veleni nefasti.

Purtroppo, a causa dei processi di lavorazione, parte di queste fibre e della polvere di carbone viene inalata o ingerita dagli ignari fumatori.

Secondo un recente studio internazionale nel mondo ci sono attualmente circa un miliardo di fumatori, che producono circa 3 milioni di miliardi di cicche ogni anno pari 560.000 tonnellate.

Se consideriamo che almeno il 10% dei prodotti nocivi della combustione viene trattenuta dal filtro, avremo circa 5.200 tonnellate di sostanze pericolose immesse nell’ambiente, se non correttamente smaltite. Inoltre, l’acetato di cellulosa costituisce un grosso rischio per l’ambiente perché è un materiale fotodegradabile ma non biodegradabile per cui, se non è esposto ai raggi solari, si disperde nell’ambiente come fibre sottili, liberando il carico tossico nei più svariati ecosistemi.

Tanto per farvi capire le dimensioni del problema, solo in Italia sono state disperse 12.240 tonnellate di cicche nel 2009.

Purtroppo, non è ancora stato accuratamente valutato l’impatto a livello globale sull’ambiente delle nanoparticelle velenose rilasciate dalle cicche, per cui si rischia di sottostimare questo enorme problema nato dai nostri inutili e, oserei dire, mortali vizi.

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Dr Pasquale Cioffi

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