Un recente studio francese lancia l’allarme per la sopravvivenza delle barriere coralline di profondità del Mediterraneo minacciate da macroplastiche e microplastiche (scarica gratuitamente la pubblicazione).

I coralli di acqua fredda, che colonizzano le profondità dei canyon sottomarini del Mediterraneo, creano ecosistemi molto ricchi di vita, di biodiversità e fungono da nursery ad un elevatissimo numero di specie.

Purtroppo le insenature nelle profondità dei mari si stanno trasformando spesso in una enorme discarica di plastiche.

Le macroplastiche fungono da vere e proprie barriere fisiche che cambiano drasticamente le condizioni idro-dinamiche intorno ai coralli rendendole sfavorevoli per la crescita. Infatti le macroplastiche impediscono allo zooplanckton di raggiungere elevate concentrazioni in prossimità dei coralli, i cui polipi sono costretti a spendere maggiori energie per procacciarsi le prede e per respirare.

Sembrerebbe che anche le microplastiche contribuiscano a soffocare i polipi, riducendo lo scambio gassoso e quindi la quantità di ossigeno intorno ai coralli inducendo, a lungo andare, alla morte  per anossia.

I polipi dei coralli per contrastare l’ipossia aumentano la mobilità e l’estensione dei tentacoli. Inoltre quando vengono minacciati per esempi da correnti ricche di sedimento organici e, come in questo caso di microplastiche, secernono un muco protettivo, che però riduce ulteriormente lo scambio gassoso e la rimineralizzazione.

Le microplastiche hanno un impatto sulla crescita dei coralli per tre principali motivi:

1)         I polipi dei coralli scambiano le loro prede abituali con microplastiche e nanoplastiche, le ingeriscono le accumulano nel tessuto mesenterico, una ghiandola che si trova all’interno delle cavità intestinali, di primaria importanza per la corretta digestione dei coralli.

2)         Le microplastiche, una volta ingerite, possono rilasciare additivi plasticizzanti, monomeri, coloranti, o inquinanti persistenti assorbiti nell’ambiente come idrocarburi pesanti o insetticidi organoclorurati ,ecc. che inducono effetti tossicologici ancora da valutare;

3)         I microrganismi che colonizzano la superficie delle microplastiche possono alterare in maniera significativa il microbioma dei coralli promuovendo l’attecchimento di microbi patogeni che, per esempio, sono responsabili della “malattia delle strisce nere”

Comunque altri studi vanno condotti per accertare l’impatto che le macroplastiche e le microplastiche hanno sul complesso ciclo riproduttivo dei corali e su altri aspetti strettamente correlati a questi ecosistemi come la biodiversità delle specie che ne trovano rifugio.

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Dr Pasquale Cioffi

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