E’ stato presentato il primo studio sull’uomo dai ricercatori della Medical University di Vienna inerente la ricerca e la caratterizzazione delle microplastiche ingerite!

Gli studiosi hanno reclutato 8 persone di diversi Paesi: Inghilterra, Austria, Russia, Polonia, Giappone e Italia.

Secondo il diario alimentare, tutti i partecipanti hanno mangiato pesce e consumato cibi in packaging di plastica e nessuno era vegetariano.

I campioni di feci raccolti da tutti i partecipanti contenevano microplastiche costituite principalmente da Polipropilene, polietilene e Polietilentereftalato con una media di 20 microplastiche ogni 10 grammi di feci.

Ovviamente si tratta di un progetto pilota molto coraggioso, che agli occhi di molti potrebbe significare insignificante, ma che apre di fatto la strada allo studio sull’uomo anche in ambito di microplastiche e nanoplastiche.

Purtroppo noi mangiamo e beviamo inconsapevolmente microplastiche e nanoplastiche ogni giorno in cibi e bevande (Link di approfondimento)

Ma andiamo per ordine….

Secondo l’Agenzia Europea della Sicurezza Alimentare (EFSA report, 2016) più del 90% delle microplastiche e nanoplastiche ingerite dall’uomo vengono eliminate per via fecale.

Anche se potrebbe sembrare un buon risultato, il fatto che la maggior parte delle microplastiche non vengano assorbite, non pregiudica il fatto che comunque esse entrano in contatto con il nostro tratto gastrointestinale e possono rilasciare pericolosi inquinanti ambientali assorbiti nell’ambiente o parte degli additivi di cui sono composti (circa il 4% in peso di cui il 2% di bisfenoli e ftalati) (Wright SL et al. Plastic and human health: a micro issue? Environ Sci Technol. 2017;51(12):6634-6647).

Per esempio c’è una forte correlazione tra livelli di urine nell’uomo del BPA (Bisfenolo-A) e disordini cardiovascolari e diabete di tipo 2 (Melzer D, et al. Association of urinary bisphenol A concentration with heart disease: evidence from NHANES 2003/06 PLoS One. 2010;5(1):e8673).

Fino ad ora le Autorità preposte per la Sicurezza Alimentare hanno considerato come principali vie di esposizione per il BPA l’ingestione di cibi e bevande confezionate in plastica e l’inalazione di polveri sottili contaminate. Ma sarà necessario rivedere le fonti di esposizione alla luce della enorme diffusione di microplastiche e nanoplastiche nell’ambiente.

Non si esclude l’ipotesi che le microplastiche e le nanoplastiche potrebbero essere vettori anche di microbi patogeni per l’uomo, con cui entrano in contatto, per esempio lungo la rete fognaria.

Anche la via inalatoria è particolarmente insidiosa.

Nei soggetti esposti a elevati livelli di microfibre di plastica nell’industria tessile, si sono ritrovate nei polmoni elevate concentrazioni di questi contaminanti con lesioni granulomatose, malattie polmonari interstiziali associate a tosse, dispnea e ridotta capacità polmonare, reazioni da ipersensibilità (Pimentel JC, Avila R, Lourenço AG: Respiratory disease caused by synthetic fibres: a new occupational disease. Thorax 1975, 30:204–219).

I risultati dello studio di Wright (Wright SL et al, 2017) ipotizzano che le microplastiche e le nanoplastiche ingerite o inalate possono innescare processi infiammatori, anomala proliferazione cellulare, necrosi cellulare e alterazione del sistema immunitario.

Questo piccolo studio è un passo enorme per la comprensione dei processi correlati all’interazione delle microplastiche e delle nanoplastiche con il nostro organismo!

 

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Dr Pasquale Cioffi

 

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