Ogni anno ognuno di noi ingerisce inconsapevolmente 50 mila microplastiche e inaliamo altrettante microplastiche l’anno.

Queste sono le conclusioni di un rigoroso studio americano, che ha analizzato i dati raccolti da 26 pubblicazioni scientifiche.

Purtroppo noi mangiamo e beviamo inconsapevolmente microplastiche e nanoplastiche ogni giorno in cibi e bevande (Link di approfondimento).

Abbiamo già pubblicato i risultati preliminari del primo studio condotto sull’uomo allo scopo di analizzare la percentuale di microplastiche presenti nelle feci.

Gli studiosi hanno reclutato 8 persone di diversi Paesi: Inghilterra, Austria, Russia, Polonia, Giappone e Italia.

 

Secondo il diario alimentare, tutti i partecipanti hanno mangiato pesce e consumato cibi in packaging di plastica e nessuno era vegetariano.

 

I campioni di feci raccolti da tutti i partecipanti contenevano microplastiche costituite principalmente da Polipropilene, polietilene e Polietilentereftalato con una media di 20 microplastiche ogni 10 grammi di feci.

Ma andiamo per ordine….

Secondo l’Agenzia Europea della Sicurezza Alimentare (EFSA report 2016) più del 90% delle microplastiche e nanoplastiche ingerite dall’uomo vengono eliminate per via fecale.

Anche se potrebbe sembrare un buon risultato, il fatto che la maggior parte delle microplastiche non vengano assorbite.

Si pensa che le microplastiche entrano in contatto con i succhi gastrici e possono rilasciare pericolosi inquinanti ambientali assorbiti nell’ambiente o parte degli additivi di cui sono composti (circa il 4% in peso di cui il 2% di bisfenoli e ftalati) (Wright SL et al. Plastic and human health: a micro issue? Environ Sci Technol. 2017;51(12):6634-6647).

Per esempio c’è una forte correlazione tra livelli di urine nell’uomo del BPA (Bisfenolo-A) e disordini cardiovascolari e diabete di tipo 2 (Melzer D, et al. Association of urinary bisphenol A concentration with heart disease: evidence from NHANES 2003/06 PLoS One. 2010;5(1):e8673).

Fino ad ora le Autorità preposte per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno considerato come principali vie di esposizione per il BPA l’ingestione di cibi e bevande confezionate in plastica e l’inalazione di polveri sottili contaminate. Ma sarà necessario rivedere le fonti di esposizione alla luce della enorme diffusione di microplastiche e nanoplastiche nell’ambiente.

Non si esclude l’ipotesi che le microplastiche e le nanoplastiche potrebbero essere vettori anche di microbi patogeni per l’uomo, con cui entrano in contatto, per esempio lungo la rete fognaria.

Anche la via inalatoria è particolarmente insidiosa.

Nei soggetti esposti a elevati livelli di microfibre di plastica nell’industria tessile, si sono ritrovate nei polmoni elevate concentrazioni di questi contaminanti con lesioni granulomatose, malattie polmonari interstiziali associate a tosse, dispnea e ridotta capacità polmonare, reazioni da ipersensibilità (Pimentel JC, Avila R, Lourenço AG: Respiratory disease caused by synthetic fibres: a new occupational disease. Thorax 1975, 30:204–219).

I risultati dello studio di Wright (Wright SL et al, 2017) ipotizzano che le microplastiche e le nanoplastiche ingerite o inalate possono innescare processi infiammatori, anomala proliferazione cellulare, necrosi cellulare e alterazione del sistema immunitario.

Nonostante i progressi scientifici non siamo ancora in grado di misurare la quantità di nanoplastiche (link di approfondimento) che ingeriamo e inaliamo, che saranno sicuramente maggiori, perchè sono molto più piccole e numerose delle microplastiche!!

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Dr Pasquale Cioffi

 

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