I ritardanti di fiamma bromurati sono miscele di additivi usati in percentuale dal 10 al 30% come ritardanti di fiamma, cioè per ritardare l’estendersi di fiamme, in caso di incendio, in prodotti altamente infiammabili come plastiche, tessuti e dispositivi elettronici.

Li ritroviamo nelle schiume di poliuretano delle imbottiture dei sedili delle auto, dei materassi e simili.

Il loro impiego è particolarmente diffuso anche nella produzione di mobili, tendaggi, moquette, prodotti naturali in lattice o cotone con caratteristiche ignifughe e apparecchiature elettroniche, nelle quali dal 2006, ai sensi della Direttiva 2002/95/CE, è stato vietato il loro utilizzo.

I ritardanti di fiamma bromurati sono oramai ubiquitari e sono presenti anche come contaminanti assorbiti sulle polveri domestiche.

Si tratta di una classe eterogenea di sostanze estremamente stabili, che tendono ad accumularsi nei tessuti grassi degli organismi a vari livelli della catena alimentare e sono dei potenti interferenti endocrini tiroidei che alterano il normale sviluppo neurologico e neuro-comportamentale nei bambini.

Molti di essi sono stati vietati in Europa o hanno pesanti limitazioni d’uso, ma l’industria della plastica li ha rapidamente sostituiti con nuove molecole, su cui l’EFSA non è ancora in grado di effettuare una completa caratterizzazione dei rischi.

Sono emersi, per esempio, dati convincenti sulla genotossicità e cancerogenicità dei ritardanti di fiamma emergenti come il tris(2,3-dibromopropil) fosfato e il 2,2-bis(bromometil)-1,3-propanediolo (DBNPG), che saranno sottoposti a ulteriori approfondimenti atti a verificare il loro impatto sull’ambiente e sugli alimenti.

Risulta, purtroppo, molto evidente la correlazione tra l’incremento dell’incidenza dei tumori della tiroide e l’esposizione ai ritardanti di fiamma (link di approfondimento)!

Si stima che, anche se i più pericolosi sono stati ormai banditi, i loro effetti sulla salute si protrarranno fino al 2070!

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Dr Pasquale Cioffi

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