Molti prodotti confezionati in vetro, metallo o altri materiali differenti dalla plastica potrebbero contenere  additivi tossici tipici della plastica?

Il consumatore attento ai prodotti “Plastic Free” crede che quel prodotto confezionato in un contenitore diverso dalla plastica e che magari costa anche di più, possa essere più salubre dello stesso confezionato in plastica….

Ma non è proprio così!

Purtroppo i tipici contaminanti rilasciati dalla plastica come le microplastiche, le nanoplastiche e gli additivi, che costituiscono circa in 4% in peso delle plastiche, potrebbero migrare da materiali, superfici o utensili in plastica con cui il prodotto viene a contatto durante la fase di produzione, trasporto e stoccaggio.

Infatti comprare un alimento o una bevanda confezionata in vetro, per esempio una bottiglia di acqua minerale o una porzione di tonno sott’olio in vetro, non sempre preclude dalla contaminazione da sostanze tossiche rilasciate dalla plastica.

Se la materia prima, come l’acqua minerale, prima di essere imbottigliata, viene stoccata in vasche di decantazione in plastica o, più semplicemente, viene aspirata dai pozzi di captazione all’impianto di imbottigliamento mediante tubi flessibili in plastica, si potrebbe verificare un rilascio di sostanze pericolose per la nostra salute, come gli additivi plasticizzanti di cui, la metà è costituita dagli interferenti endocrini.

Se il tonno sott’olio, prima di essere confezionato in vetro, viene a contatto con superfici di plastica o con utensili in plastica, la migrazione dei contaminanti è possibile soprattutto se si lavora ad alte temperature necessarie per la lavorazione del prodotto.

Molti prodotti da forno o dolci secchi si ottengono partendo da pirottini in silicone, dove l’impasto viene lasciato a contatto anche durante la fase di cottura (link dell’articolo).

Se volete approfondire questo argomento, che io definirei “Plastic Cross-Contamination”, trovate un articolo già pubblicato sul blog inerente all’olio extra-vergine di oliva!

Anche se questo tema non deve alimentare allarmismi ingiustificati, perche le concentrazioni dei contaminati devono rientrate in certi limiti stabiliti per legge bisogna considerare alcuni aspetti non ancora chiari.

Per esempio si sa ancora troppo poco del cosiddetto “effetto cocktail” di due o più contaminanti, che, anche se sono presenti nell’alimento entro i limiti imposti dalla legge, potrebbero avere un effetto additivo o sinergico (Link dell’articolo)!

Allora sarebbe necessario che la Comunità Europea creasse dei nuovi standard di qualità per i prodotti “Plastic-Free”, con una normativa di riferimento e un marchio ben visibile sulle confezioni e riconoscibile dal consumatore.

Se volete essere sempre aggiornati sui problemi legati alla sicurezza alimentare e ai nuovi contaminanti emergenti, leggi anche altri articoli del blog oppure iscriviti gratuitamente alla newsletter.

Dr Pasquale Cioffi

Autore del libro “La Dieta della Plastica

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