Il numerino impresso alla base degli imballaggi all’interno di una figura geometrica, tra le più frequenti l’esagono, il cerchio o il triangolo, i cui lati terminano con la punta di una freccia, accompagnato da sigle (come quella del PET, del PVC, ecc.), è il codice identificativo di riciclo secondo la direttiva europea 94/62/CE ed indica la tipologia di plastiche utilizzate e di conseguenza le modalità di riciclaggio delle stesse.

Per esempio, il numero 1 accompagnato dalla sigla PET indica il polietilentereftalato, il numero 2 accompagnato dalla sigla HDPE indica il polietilenglicole ad alta densità, ecc..

Se però cercate sul web questa notizia, oltre alla spiegazione da me illustrata, molti siti riportano che il numeretto sta ad indicare anche il numero di volte che la plastica può essere riutilizzata senza rappresentare un rischio per la salute, prima di doverla cestinare.

Ovviamente si tratta di una “bufala” o notizia falsa che non ha alcun fondamento né normativo, né razionale ma vi assicuro che i siti, che spesso consultate per quesiti anche molto più importanti e che trattano argomenti delicati, da problemi di salute a dilemmi esistenziali, riportano questa “bufala” come notizia certa.

Per cui vi prego di fare sempre molta attenzione quando navigate sul web e cercate sempre di affidarvi a fonti di informazione autorevoli! Non è vero che la gente in Italia non compra più libri perché non legge più.

E’ vero il contrario: oggi tutti leggono molto di più di prima, ma non comprano libri, perché possono istantaneamente dissipare i propri dubbi, anzi oserei dire, tentano di esorcizzare le proprie paure, cercando le risposte più disparate sulla “Bibbia del nuovo millennio”, il web.

Purtroppo non di rado si tratta di “bufale” anche molto pericolose, che potrebbero portare a scelte sbagliate, tali da mettere a rischio la salute degli ignari lettori.

Nel caso specifico riutilizzare una bottiglia di plastica significa sottoporsi ad un rischio di esposizione a sostanze tossiche, che cresce col numero di volte che viene riutilizzata.

Più volte viene riempita la bottiglia e maggiore sarà la quantità cumulativa di sostanze tossiche che la plastica cederà all’acqua che beviamo.

E’ inutile dirvi quanta tenerezza mi fanno le persone in fila alle cosiddette “case dell’acqua” spuntate come funghi in tutti i comuni italiani, dove l’acqua dell’acquedotto viene sottoposto a tutta una serie di processi chimico-fisici (microfiltrazione, resine a scambio ionico, trattamento UV, filtro a carbone) per migliorarne la composizione e poi…tutto viene reso vano dalle bottiglie di plastica, che magari vengono riutilizzate da anni!

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Dr Pasquale Cioffi

 

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